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In quella Macondo dimenticata perfino dagli uccelli, dove la polvere e il caldo si erano fatti così tenaci che si faceva fatica a respirare, reclusi dalla solitudine e dall’amore e dalla solitudine dell’amore in una casa dove era quasi impossibile dormire per il baccano delle formiche rosse, Aureliano e Amaranta Ursula erano gli unici esseri felici, e i più felici sulla terra.

 – Lei –

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stamattina ho incontrato il bambino de “i vestiti nuovi dell’imperatore”.
è simpatico e socievole e abbiamo fatto amicizia.
però fa tante domande e io non sono riuscito a rispondere a tutte.

per esempio mi ha chiesto:

– ma quanti soldi spendono i candidati alle elezioni per la loro campagna elettorale?

– e perchè spendono tanti soldi per farsi pubblicità?

– sono soldi loro? o se no, chi glieli dà? e perchè?

– perchè ci tengono tanto ad essere eletti? perchè tutti vogliono fare il sindaco, l’assessore, il deputato, il senatore?

– ci guadagnano qualcosa o lo fanno per spirito di sacrificio e di servizio verso i cittadini?

– come si fa a scegliere il candidato giusto?

– ah, non ho capito una cosa: perchè dovremmo votarli?

Lui

 

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Stephen King dice che ogni lettore conosce il “devo“.

« […] il devo. Paul conosceva tutti i sintomi.
Quando aveva dichiarato che moriva dalla voglia di sapere che cosa sarebbe successo dopo, non stava scherzando.
[…]
… il devo, vivo e famelico.
Devo, come in: “Io credo che resterò su ancora qualche minuto, tesoro, devo vedere come finisce questo capitolo”. Anche se per tutto il giorno, sul lavoro, l’uomo che pronuncia questa frase non ha fatto altro che pensare a una bella scopata e sa che con tutta probabilità sua moglie starà già dormendo quando finalmente la raggiungerà in camera da letto.
Devo, come in: “Sì, so che dovrei essere già di là a preparare la cena e mi pianterà una grana se saranno surgelati anche questa sera, ma devo vedere come finisce”.
Devo sapere se sopravviverà.
Devo sapere se prenderà quel porco che ha ammazzato suo padre.
Devo sapere se scopre che la sua migliore amica si scopa suo marito.
Devo.
Brutto come un lavoretto di mano in un baretto pidocchioso, bello come una scopata con la squillo più abile del mondo. Oh ragazzi che brutto e oh ragazzi che bello e oh ragazzi alla fine non conta più niente quant’è volgare o quant’è crudo perché alla fine è come cantano i Jackson in quel disco: non fermarti finché non ne hai abbastanza.»

Ecco, il libro di Amleto De Silva è maledetto perchè questo devo ce l’ha …

Ma pure io ce l’ho, che vi credete?
Anzi, ce l’avevo.
No, veramente io avevo il “dovevo”.
Io dovevo (sì, lo so, avrei dovuto, ma se lui può scrivere qual’è, io mi permetto questo sfizio di comodità) fare un sacco di cose.
Innanzitutto, venerdì notte avrei dovuto addormentarmi non troppo tardi considerando gli impegni di sabato.
E invece…
Dài, leggo solo come inizia e poi lo chiudo.

Madonna, sto crollando dal sonno, ma che ore sono?!
Le tre, vaffammoc’ Amle’ e buonanotte pure a te.

Sabato mi aspettavano famelici e impazienti tutti i soliti servizi arretrati del fine settimana: la spesa, le pulizie, la corrispondenza, i lavoretti al computer.
E invece…
Tutto in culo.
Sempre per colpa sua e di quel maledetto “devo”.

Ma l’ho finito e adesso provo a convincervi della sciocchezza che fareste se ve lo faceste scappare.

Nella quarta di copertina, leggerete che questo libro parla di scrittura, di scrittori e di editoria.
Cazzate.
Amleto De Silva scrive di scrittura, di scrittori e di editoria, esattamente come Stephen King scrive di horror.

Amleto De Silva scrive (benissimo, mannaggia a lui) di te e di me, scrive di esseri umani e delle loro (nostre) miserie. Scrive di persone, di anime, di pensieri, di desideri.
E ti fa vergognare, più di una volta.
Almeno, a me è successo (più di una volta).
Ti fa vergognare perché ne scrive bene e perché coglie nel segno. E il segno te lo porti a spasso tu, sulla schiena, o sulla pancia. Come un bersaglio. O come uno specchio.
È (anche) uno specchio questo libro, ma non uno di quelli da ascensore dove decidi tu che parte mostrare (e – all’occorrenza – aggiustare), questo è uno specchio magico, come quello della regina Grimilde o quello di Albus Silente (scusa, Amlo, Dumbledore) che, come una specie di ritratto di Dorian Gray, ti mostra parti di te che avresti preferito ignorare.

La Scuola di scrittura non è confinata all’isolato dell’edificio che la ospita, ma è grande quanto l’Italia e dentro ci siamo tutti, Alunni, Insegnanti e personale non docente.

Mi sono fatto una mia idea sul perché Amlo riesca così bene a raccontarci questa storia.
Dev’essere perché lui è onesto.
Lui è uno che nella Nobile Arte del titolo si è cimentato parecchio, fino a diventarne un maestro.
Perché solo uno che il regolo, il calibro, il… (con che si misura la palla, Amle’?) lo ha usato onestamente su se stesso per anni, può applicarlo con apparente leggerezza sul mondo che lo circonda.

Poi, oh, se non credete a me, leggete qua. E cercatevi le altre recensioni.

 

Per finire, gli rubo (quasi) le parole dell’explicit: “Leggete cose belle”.
Leggete “La nobile Arte di misurarsi la palla” di Amleto De Silva – Roundmidnight Edizioni.

Ah, e già che ci siete, leggete anche “Statti attento da me“.
Lasciando da parte il fatto che mi sia piaciuto assai, io lo dico per voi, che tanto Amazon vi scasserà le palle col martelletto di Tim Robbins nelle Ali della Libertà fino a che non lo avrete comprato (a botte di “forse potrà interessarti anche…”).

Ah, nel caso ve lo steste chiedendo, la Roundmidnight non mi dà una percentuale sulla vendite.
E – no – Amleto De Silva non è (purtroppo) amico mio.

Lui

 

Email ricevuta in ufficio:

” BUONGIORNO, LA PRESENTE PER CONFERMARE CHE L’OPERATORE P. F. NON FA PIU’ PARTE DEL NOSTRO ORGANICO E QUINDI NON DEVE ESSERE PIU’ UTILIZZATO.”

Utilizzato.

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– Lei –

Barbarico e incredulo porcodd** di rabbia e spavento per aver perso, senza ancora sapere come e perché, molto più di un amico, per tanti un fratello, una bella persona, un’anima rara, un incredibile cazzone, il re della festa.

Di R., di anni 32, nell’anno 2014 ricoverato al Policlinico di Bari – Neurologia per accertamenti e morto in 5 giorni, ancora non sappiamo di cosa, molto non diremo, ma tanto possiamo – dobbiamo – testimoniare.

Non diremo della roulette delle diagnosi, ogni giorno diverse, né degli esami richiesti, sollecitati e non fatti, perché se responsabilità o mancanze ci sono state, lo diranno le perizie e le eventuali indagini.

Non diremo di cose già lette e sentite da anni, delle inaccettabili condizioni del reparto, “presto un brutto ricordo” dicevano nel 1999, 2008, e ancora 2011, e 2013, e ieri ancora, né del trasferimento o della chiusura mai realizzati, aggiungeremmo soltanto un’altra eco stanca, l’ennesimo riflesso nello specchio di un inferno.

(https://www.youtube.com/watch?v=Mn6EjYQazG0;

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/09/13/stanze-sovraffollate-scarsa-igiene-lodissea-dei-degenti.html; http://bari.repubblica.it/dettaglio/neurologia-rischia-la-chiusura/1451769; http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/04/25/neurologia-all-inferno-ritorno.html)

Ma possiamo testimoniare di bombole di ossigeno in corridoio a farsi beffe in palese violazione delle più elementari norme di sicurezza, di panche rotte e poltrone sfondate in quei corridoi dove si aspettava l’unica risposta che non si vorrebbe mai sentire.

E lo sguardo fisso a terra a contare passi, piastrelle, e formiche.

Formiche.

Per gli stessi motivi, non diremo del comprensibile “nervosismo del personale”, del “disagio degli operatori”, della cronica carenza di attrezzature e infermieri, ma dobbiamo testimoniare di giorni in attesa su una lettiga, in quattro in una stanza troppo piccola, e di quando si è liberato il letto, di ore finché a fine giornata entrasse in azione l’argano per spostare il paziente.

E possiamo dire della rude bionda infermiera e dei suoi secchi “No!” ai timidi “Possiamo farle una domanda? Ci può spiegare questa cosa?”, e di quando stava per somministrare il cortisone a un paziente cui l’avevano sospeso, e un parente l’ha avvisata che non doveva.

E possiamo dire di quando davanti alla straziante rappresentazione di un’ennesima Pietà, in quella terribile sera è uscita dalla stanza “comprensibilmente nervosa”, dicendo “Io queste cose non le sopporto, in fondo è morta una persona”.

E a fronte di assenze di organico e di pochi gentili, presenti, solerti operatori, possiamo dire dei tanti angeli abusivi che a 80 euro per notte mobilizzano, lavano, accudiscono pazienti che oltre alla salute vedono colare via speranza e dignità.

Del primario il cui piede non varca la soglia delle stanze, ma il cui sorriso illumina tanti pomeriggi Rai non diremo, perché questo l’abbiamo solo sentito dire, ma possiamo testimoniare che R., una volta uscito di là, avrebbe scritto e denunciato quello che aveva visto, ripeteva “Qui siamo alla parodia, de “Il Medico della Mutua”.

Di cucine accessibili a chiunque, per riscaldare pasti consumati troppo lentamente, per svuotare vassoi lasciati nelle camere perché è finito il turno, ora arrangiatevi un po’ voi che restate.

Dei bagni non diremo per decenza, per vergogna.

Di un paziente, un “tossico” lasciato girovagare indisturbato per i reparti non diremo, né di un decesso di un’anziana donna due giorni prima, stesso copione, cause ignote e parenti che minacciano azioni legali. Di questo non diremo perché è solo un racconto sentito in reparto, e fare di una coincidenza un sospetto è avventato e scorretto, per quanto terribilmente umano.

Del tempestivo intervento dei rianimatori, la frase “Mi dica cos’ha” è l’assurdo, il surreale toccato con mano.

Si potrebbe testimoniare di professionalità e competenza, di umanità e dedizione, ma dobbiamo raccontare della dottoressa inseguita fin sulle scale che alla parossistica richiesta d’informazioni e chiarimenti continuava a ripetere “Lei deve capire, io sono qui dalle otto di stamattina”.

Sì, ma cos’ha, ha 32 anni.”

Senta, questo e quello, ma io sono qui dalle otto di stamattina”.

 

Le otto di stamattina.

Trentadue anni.

Le otto di stamattina.

 

Trentadue anni, per sempre.

 

Impegno scrupolo, fiducia, reciproca informazione.

Decoro, dignità.

Spergiuri, Ippocrate, per ognuno di questi punti.

 

E non diremo dell’abbandono del dopo, del sangue per terra, dei paraventi arrivati troppo tardi perché agli altri fosse risparmiata la fine e il dolore privato di una perdita ancora incomprensibile.

Di questo non diremo, perché queste parole farneticano di dolore, e rabbia, e spavento.

E in attesa delle risposte che verranno, e che chiariranno se e chi ha mancato, testimoniare quello che è stato visto è un atto dovuto.

Un’altra eco stanca, l’ennesimo riflesso nello specchio di un inferno.

 

R., di anni 32, nell’anno 2014 ricoverato al Policlinico di Bari – Neurologia per accertamenti e morto in 5 giorni, ancora non sappiamo di cosa.

 – Lei –

È colpa dei cinesi.
È colpa degli arabi.
È colpa degli immigrati.
È colpa dei rom.
È colpa dei politici corrotti.
È colpa delle banche.
È colpa dei poteri forti.
È colpa dell’Europa.
È colpa della Merkel.
È colpa dell’euro.
È colpa della crisi.
È colpa dei padroni.
È colpa dei sindacati.
È colpa dello stato.
È colpa della Kyenge.
È colpa di Berlusconi.
È colpa dei comunisti.
È colpa dei giudici.
È colpa di Forza Italia.
È colpa dei giovani.
È colpa dei vecchi.
È colpa della scuola.
È colpa del sistema.
È colpa della società
È colpa vostra.

L’’importante è che non sia colpa mia, mai.

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(Ma infatti, me lo ricordo: com’eravate tutti felici, negli anni ‘70 e ‘80… Vero?)

Non riesco a decidermi.
Se provare tenerezza, o disgusto.

 

Lui

Disclaimer 1  –  Nessuno si senta offeso: queste note non hanno neppure lontanamente pretesa di generalità; nè sono – neppure velatamente – l’attacco ad una categoria; raccontano solo un’esperienza. Una brutta esperienza. Forse particolarmente sfortunata e non ancora conclusa.

Disclaimer 2 – Sono molto arrabbiato e ho voglia di litigare, per cui le righe che seguono trasudano odio; se ne sconsiglia la lettura ai troppo sensibili, agli avvocati delle cause perse, i tuttologi e agli amanti del quieto vivere. Dal testo sono state eliminate parolacce e bestemmie. Nel testo originale, abbondavano.

Disclaimer 3 – Nulla è stato inventato.

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Prologo: dolore acuto (inizialmente alla gamba sinistra, ora anche la destra),  che dura da mesi. Causa probabile: una o più ernie lombari (forse recidive).

Inizia la solita trafila: neurologi, neurochirurghi, ortopedici, specialisti del dolore, medici di base, medici consigliati dall’amico dell’amico, specialisti in questo e quello; segue un florilegio delle risposte.

Premessa: Le frasi seguenti non sono state pronunciate da sciamani del Borneo, ma da medici regolarmente iscritti all’ordine, alcuni dei quali sono anche famosi e prestigiosi “nomi”, come si dice.

Iniziamo dal più famoso di tutti: [senza esaminare neppure la risonanza e senza visitare] “La causa è chiaramente il sovrappeso” (n.d.r. : qualcuno insegni a questo signore e a quelli che ragionano come lui il metodo scientifico e la differenza tra “causa”, “concausa” e “fattore aggravante”; se lui avesse ragione, i magri non soffrirebbero né di ernie né di sciatalgia. Ma proseguiamo) “premesso che l’intervento non è risolutivo, se lei non perde peso, io non la opero.”

All’obiezione: ma il dolore mi impedisce di fare attività fisica e con la sola dieta i tempi sarebbero più lunghi, cosa faccio col dolore?, risponde sbrigativo: “se lo tenga”. Testuale. (Forse questo signore era assente alle lezioni di umanità e solidarietà, e il giuramento di Ipocrita lo ha pronunciato pensando alle barche e alle ville che il camice gli avrebbe fruttato).

Io personalmente gli ho augurato che il suo immacolato camice fosse stato tessuto dal centauro Nesso (sì, sono vendicativo, e allora?).

Andiamo avanti con il florilegio.

– “La causa del dolore (acutissimo e a tratti invalidante. n.d.r.) non è l’ernia. Se lo fosse, lei non potrebbe compiere i seguenti movimenti. Vede? La causa è certamente un’altra. Vedrà che con il mio trattamento risolveremo”. (e già, e invece…)

– “Non si operi. I rischi sono altissimi. Il problema è sistemico: con questa cura di integratori, in un anno, un anno e mezzo al massimo, starà benissimo e non avrà mai più recidive” (n.d.r. Sì, dottore, io sarei anche d’accordo con te, ma intanto? Che faccio col dolore? Crepo?) “Sono 180 euro. Più gli integratori, ovviamente”. Ovviamente.

– “La causa è meccanica. Servono dei trattamenti di osteopatia. Rimettendo a posto gli organi interni, la colonna si aggiusterà e il dolore scomparirà”. (Va bene, mi hai convinto, davvero, quando iniziamo?) “Il 3 dicembre”. (il 3 dicembre?! E fino ad allora?) “si prenda un blando antinfiammatorio” (n.d.r. ovviamente abbiamo provato di tutto, perfino il cortisone ad alti dosaggi senza esiti. È bello come ti trattino tutti come fossi un perfetto deficiente nato ieri.)

– “Le hanno sbagliato la risonanza: l’ernia è a destra non a sinistra…”

– “Non è l’ernia, è l’edema causato dall’ernia.”

– “Non è l’ernia, è la cicatrice dell’intervento che ha subito nel 2000.” (che si risveglia dopo 13 anni?! mah…)

– “Lasci perdere queste sciocchezze! La soluzione sono le iniezioni di ozono. Vedrà che risolvono”. (siamo a 3 e non c’è neppure una lieve diminuzione del dolore. Ma pare che occorra farne di più. Speriamo… )

– La Radiofrequenza!

– La Magnetoterapia!

– Questo rarissimo preparato omepatico!

– Vitamine per il nervo!

– Il Magnesio!

– L’olio di pesce!

–          …

A questo punto, io da profano contadino ignorante quale sono, che assisto impotente e col cuore spezzato  a tutta questa sofferenza misteriosa e apparentemente invincibile, sono arrivato alle seguenti, personalissime, parziali, squilibrate, soggettive, opinabili, temporanee… e quasi certamente errate deduzioni:

– La medicina (almeno per come l’ho conosciuta attraverso i soggetti citati) non è una scienza. Ma una tecnica empirica.

– I medici (o almeno, questi medici) – come nell’antica Cina – andrebbero pagati solo ad esito raggiunto

– Ai medici (o almeno, a questi medici) dovrebbe essere insegnata l’umiltà (o meglio l’onestà)  di dire: “non lo so, non so che pesci pigliare, non ne ho idea, il mio è solo un tentativo, non sono sicuro, ho sbagliato, non ce l’ho fatta, mi arrendo”. E invece non fanno altro che parlare male dei colleghi e vantarsi dei propri successi.

– Last but not least, abbiamo (quasi) finito i soldi. Sì, perché tutto questo giochetto non solo non è gratis ma è anche parecchio caro.

A questo punto, la soluzione è una sola: riedifichiamo i templi dedicati ad Asclepio e a Serapide (no, non sto scherzando) e supplichiamoli di ritornare su questo miserabile pianeta per illuminare le cervici (e i cuori) di questi cerusici e cavadenti.

PS: c’è mica un medico in sala? Anzi, come diceva il mugnaio di Potsdam, “Ci sarà pure un medico a Berlino!”

 

Lui

Banale.

Infantile.

Ingenuo.

Imbarazzante.

 

Epico.

Emozionante.

Puro cinema.

 

Eppure.

Un pifferaio magico così, io lo seguirei

Forse perché noi ne siamo orfani.

 

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(la traduzione è mia).

 

Il vicepresidente Joe Biden a Shanksville, in Pennsylvania. Cerimonia in ricordo dei passeggeri e dell’equipaggio del volo United Airlines 93.

 

10:30 A.M. EDT

IL VICE PRESIDENTE: Grazie, signor Segretario. Sovrintendente — Jeff, hai fatto un ottimo lavoro. E quello che noto quando te ne parlo, è che hai investito in questo posto. È quasi come se ti avesse rubato un pezzo di cuore. Ecco perché sono convinto che tutto ciò che progetti si realizzerà.

Patrick, tu tieni viva la fiamma, e mantenere insieme le famiglie è — in base alla mia esperienza, immagino che tutti voi troviate conforto l’uno nell’altro. Non c’è niente come riuscire a parlare con qualcuno che sai che capisce.

Ed è un onore — un vero onore essere di nuovo qui oggi. Ma ogni famiglia, avremmo voluto non esserci. Vorremmo non aver dovuto esserci. Vorremmo non dover onorare niente di tutto questo. Ed è un momento dolceamaro per tutta la nazione, per tutto il paese, ma in particolar modo per i familiari riuniti qui oggi.

Lo scorso anno, la nazione e tutti i vostri familiari riuniti qui oggi hanno ricordato il 10° anniversario degli atti eroici che hanno determinato cosa ha reso l’America un luogo davvero eccezionale — i singoli atti di eroismo di gente comune in momenti che non potevano essere immaginati, eppure sono stati intrapresi.

 

So anche per esperienza personale che oggi è un giorno importantissimo per tutti voi, un giorno importantissimo nella vostra vita, per ognuna delle vostre famiglie, come lo è stato ogni 11 Settembre, a prescindere dalla ricorrenza. Per quanti anniversari viviate, almeno per un attimo, ritorna il terrore di quel momento; l’eco incessante di quella telefonata; quel senso di incredulità totale che ti avvolge, in cui ti senti come risucchiato in un buco nero al centro del petto.

 

La mia speranza per tutti voi è che anno dopo anno, la profondità del vostro dolore diminuisca e che troviate sollievo, come ho fatto io, sincero conforto nel ricordare il suo sorriso, la sua risata, il loro tocco.[1] E spero che siate certi, come lo sono io, che lei possa vedere che uomo meraviglioso è diventato suo figlio, che lui sappia i traguardi raggiunti da vostra figlia, e che lui possa sentire, e lei possa sentire come sua madre ancora parla di lei, del giorno in cui ha segnato il touchdown vincente, di quanto fosse bella e radiosa il giorno della laurea, e sapere che lui sa che splendida bambina è diventata la figlia che non ha mai conosciuto, e quanto gli assomigli. Perché io so che vedete vostra moglie, ogni volta che vedete il suo sorriso sul viso di vostro figlio. Ricordate vostra figlia, ogni volta che sentite una risata dalla voce di suo fratello. E ricordate vostro marito, ogni volta che vostro figlio vi sfiora la mano.

Spero anche — spero anche che continui a darvi un po’ di sollievo sapere che questa nazione, tutte queste persone riunite qui oggi, che non appartengono alla famiglia, tutti i vostri vicini, non hanno dimenticato. Non hanno dimenticato l’eroismo dei vostri mariti, mogli, figli, figlie, madri, padri. E che quello che hanno fatto per questo paese è ancora impresso non solo nella vostra mente, ma in quella di milioni di Americani, per sempre. Ecco perché è così importante che questo monumento sia preservato e continui per i nostri figli e i nostri nipoti, e pronipoti, e pro-pronipoti — perché è ciò che lo rende così eccezionale. E credo che tutti ammirino, come me, più di quanto riescano a dire, l’incredibile coraggio che i vostri familiari hanno mostrato in quel giorno.

 

Ho detto che l’anno scorso mia madre aveva un modo di dire, diceva: “Joey, il coraggio risiede in tutti i cuori, e un giorno sarà richiesto. È straordinario, straordinario,— come non sia stato solo richiesto, ma messo in pratica.

Oggi ci troviamo su questo sacro suolo, un luogo reso sacro dall’eroismo e dal sacrificio dei passeggeri e dell’equipaggio del Volo 93. Ed è come se i fiori, quando sono arrivato qua, come se i fiori testimoniassero quanto sia sacro questo suolo.

La mia ipotesi — e ovviamente è solo un’idea; è che non esistano due lutti uguali. Credo che voi stiate vivendo questo momento di cui Yeats ha soltanto scritto, quando scrisse: “dirò preghiere, e cantare devo, ma ancora piango.”

La mia personale preghiera per voi tutti è che ogni anno che verrà, voi possiate cantare, più che piangere. E che Dio vi benedica, davvero, e benedica le anime di quelle 40 straordinarie persone che qui riposano.

Amen.

 

http://video.msnbc.msn.com/nbc-news/48987120#48987120


[1] Nel 1972 i suoi familiari ebbero un terribile incidente stradale: la moglie Neilia e la figlia Amy morirono mentre Beau e Robert rimasero seriamente infortunati.

 

le mie lacrime, le mie preghiere, il mio dolore e la mia speranza per Te.

guarisci.

oppure possa tu essere baciata dalla grazia di spegnerti dolcemente e senza dolore, in un sonno che sorridendo ti imbroglia in un ballo d’amore che si fa pietoso abbraccio di morte.

quanto ti amo lo sai già.

nulla è in sospeso ormai. è tutto a posto.

decidi tu.

quando vuoi.

tutto quello che vuoi, per me va bene.

io sono pronto.

amore mio.

Mamma.

buonanotte a te.

 

Lui

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