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Oggi papafrancesco ™ ha ricevuto le vittime dei preti pedofili.

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Ha detto Totò Riina che domani lui riceverà i familiari delle vittime della mafia.

 – Lui –

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Il barese civile è un personaggio di fantasia.

Un po’ come Babbo Natale.

 

 

 – Lui –

Barbarico e incredulo porcodd** di rabbia e spavento per aver perso, senza ancora sapere come e perché, molto più di un amico, per tanti un fratello, una bella persona, un’anima rara, un incredibile cazzone, il re della festa.

Di R., di anni 32, nell’anno 2014 ricoverato al Policlinico di Bari – Neurologia per accertamenti e morto in 5 giorni, ancora non sappiamo di cosa, molto non diremo, ma tanto possiamo – dobbiamo – testimoniare.

Non diremo della roulette delle diagnosi, ogni giorno diverse, né degli esami richiesti, sollecitati e non fatti, perché se responsabilità o mancanze ci sono state, lo diranno le perizie e le eventuali indagini.

Non diremo di cose già lette e sentite da anni, delle inaccettabili condizioni del reparto, “presto un brutto ricordo” dicevano nel 1999, 2008, e ancora 2011, e 2013, e ieri ancora, né del trasferimento o della chiusura mai realizzati, aggiungeremmo soltanto un’altra eco stanca, l’ennesimo riflesso nello specchio di un inferno.

(https://www.youtube.com/watch?v=Mn6EjYQazG0;

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/09/13/stanze-sovraffollate-scarsa-igiene-lodissea-dei-degenti.html; http://bari.repubblica.it/dettaglio/neurologia-rischia-la-chiusura/1451769; http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/04/25/neurologia-all-inferno-ritorno.html)

Ma possiamo testimoniare di bombole di ossigeno in corridoio a farsi beffe in palese violazione delle più elementari norme di sicurezza, di panche rotte e poltrone sfondate in quei corridoi dove si aspettava l’unica risposta che non si vorrebbe mai sentire.

E lo sguardo fisso a terra a contare passi, piastrelle, e formiche.

Formiche.

Per gli stessi motivi, non diremo del comprensibile “nervosismo del personale”, del “disagio degli operatori”, della cronica carenza di attrezzature e infermieri, ma dobbiamo testimoniare di giorni in attesa su una lettiga, in quattro in una stanza troppo piccola, e di quando si è liberato il letto, di ore finché a fine giornata entrasse in azione l’argano per spostare il paziente.

E possiamo dire della rude bionda infermiera e dei suoi secchi “No!” ai timidi “Possiamo farle una domanda? Ci può spiegare questa cosa?”, e di quando stava per somministrare il cortisone a un paziente cui l’avevano sospeso, e un parente l’ha avvisata che non doveva.

E possiamo dire di quando davanti alla straziante rappresentazione di un’ennesima Pietà, in quella terribile sera è uscita dalla stanza “comprensibilmente nervosa”, dicendo “Io queste cose non le sopporto, in fondo è morta una persona”.

E a fronte di assenze di organico e di pochi gentili, presenti, solerti operatori, possiamo dire dei tanti angeli abusivi che a 80 euro per notte mobilizzano, lavano, accudiscono pazienti che oltre alla salute vedono colare via speranza e dignità.

Del primario il cui piede non varca la soglia delle stanze, ma il cui sorriso illumina tanti pomeriggi Rai non diremo, perché questo l’abbiamo solo sentito dire, ma possiamo testimoniare che R., una volta uscito di là, avrebbe scritto e denunciato quello che aveva visto, ripeteva “Qui siamo alla parodia, de “Il Medico della Mutua”.

Di cucine accessibili a chiunque, per riscaldare pasti consumati troppo lentamente, per svuotare vassoi lasciati nelle camere perché è finito il turno, ora arrangiatevi un po’ voi che restate.

Dei bagni non diremo per decenza, per vergogna.

Di un paziente, un “tossico” lasciato girovagare indisturbato per i reparti non diremo, né di un decesso di un’anziana donna due giorni prima, stesso copione, cause ignote e parenti che minacciano azioni legali. Di questo non diremo perché è solo un racconto sentito in reparto, e fare di una coincidenza un sospetto è avventato e scorretto, per quanto terribilmente umano.

Del tempestivo intervento dei rianimatori, la frase “Mi dica cos’ha” è l’assurdo, il surreale toccato con mano.

Si potrebbe testimoniare di professionalità e competenza, di umanità e dedizione, ma dobbiamo raccontare della dottoressa inseguita fin sulle scale che alla parossistica richiesta d’informazioni e chiarimenti continuava a ripetere “Lei deve capire, io sono qui dalle otto di stamattina”.

Sì, ma cos’ha, ha 32 anni.”

Senta, questo e quello, ma io sono qui dalle otto di stamattina”.

 

Le otto di stamattina.

Trentadue anni.

Le otto di stamattina.

 

Trentadue anni, per sempre.

 

Impegno scrupolo, fiducia, reciproca informazione.

Decoro, dignità.

Spergiuri, Ippocrate, per ognuno di questi punti.

 

E non diremo dell’abbandono del dopo, del sangue per terra, dei paraventi arrivati troppo tardi perché agli altri fosse risparmiata la fine e il dolore privato di una perdita ancora incomprensibile.

Di questo non diremo, perché queste parole farneticano di dolore, e rabbia, e spavento.

E in attesa delle risposte che verranno, e che chiariranno se e chi ha mancato, testimoniare quello che è stato visto è un atto dovuto.

Un’altra eco stanca, l’ennesimo riflesso nello specchio di un inferno.

 

R., di anni 32, nell’anno 2014 ricoverato al Policlinico di Bari – Neurologia per accertamenti e morto in 5 giorni, ancora non sappiamo di cosa.

 – Lei –

Disclaimer 1  –  Nessuno si senta offeso: queste note non hanno neppure lontanamente pretesa di generalità; nè sono – neppure velatamente – l’attacco ad una categoria; raccontano solo un’esperienza. Una brutta esperienza. Forse particolarmente sfortunata e non ancora conclusa.

Disclaimer 2 – Sono molto arrabbiato e ho voglia di litigare, per cui le righe che seguono trasudano odio; se ne sconsiglia la lettura ai troppo sensibili, agli avvocati delle cause perse, i tuttologi e agli amanti del quieto vivere. Dal testo sono state eliminate parolacce e bestemmie. Nel testo originale, abbondavano.

Disclaimer 3 – Nulla è stato inventato.

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Prologo: dolore acuto (inizialmente alla gamba sinistra, ora anche la destra),  che dura da mesi. Causa probabile: una o più ernie lombari (forse recidive).

Inizia la solita trafila: neurologi, neurochirurghi, ortopedici, specialisti del dolore, medici di base, medici consigliati dall’amico dell’amico, specialisti in questo e quello; segue un florilegio delle risposte.

Premessa: Le frasi seguenti non sono state pronunciate da sciamani del Borneo, ma da medici regolarmente iscritti all’ordine, alcuni dei quali sono anche famosi e prestigiosi “nomi”, come si dice.

Iniziamo dal più famoso di tutti: [senza esaminare neppure la risonanza e senza visitare] “La causa è chiaramente il sovrappeso” (n.d.r. : qualcuno insegni a questo signore e a quelli che ragionano come lui il metodo scientifico e la differenza tra “causa”, “concausa” e “fattore aggravante”; se lui avesse ragione, i magri non soffrirebbero né di ernie né di sciatalgia. Ma proseguiamo) “premesso che l’intervento non è risolutivo, se lei non perde peso, io non la opero.”

All’obiezione: ma il dolore mi impedisce di fare attività fisica e con la sola dieta i tempi sarebbero più lunghi, cosa faccio col dolore?, risponde sbrigativo: “se lo tenga”. Testuale. (Forse questo signore era assente alle lezioni di umanità e solidarietà, e il giuramento di Ipocrita lo ha pronunciato pensando alle barche e alle ville che il camice gli avrebbe fruttato).

Io personalmente gli ho augurato che il suo immacolato camice fosse stato tessuto dal centauro Nesso (sì, sono vendicativo, e allora?).

Andiamo avanti con il florilegio.

– “La causa del dolore (acutissimo e a tratti invalidante. n.d.r.) non è l’ernia. Se lo fosse, lei non potrebbe compiere i seguenti movimenti. Vede? La causa è certamente un’altra. Vedrà che con il mio trattamento risolveremo”. (e già, e invece…)

– “Non si operi. I rischi sono altissimi. Il problema è sistemico: con questa cura di integratori, in un anno, un anno e mezzo al massimo, starà benissimo e non avrà mai più recidive” (n.d.r. Sì, dottore, io sarei anche d’accordo con te, ma intanto? Che faccio col dolore? Crepo?) “Sono 180 euro. Più gli integratori, ovviamente”. Ovviamente.

– “La causa è meccanica. Servono dei trattamenti di osteopatia. Rimettendo a posto gli organi interni, la colonna si aggiusterà e il dolore scomparirà”. (Va bene, mi hai convinto, davvero, quando iniziamo?) “Il 3 dicembre”. (il 3 dicembre?! E fino ad allora?) “si prenda un blando antinfiammatorio” (n.d.r. ovviamente abbiamo provato di tutto, perfino il cortisone ad alti dosaggi senza esiti. È bello come ti trattino tutti come fossi un perfetto deficiente nato ieri.)

– “Le hanno sbagliato la risonanza: l’ernia è a destra non a sinistra…”

– “Non è l’ernia, è l’edema causato dall’ernia.”

– “Non è l’ernia, è la cicatrice dell’intervento che ha subito nel 2000.” (che si risveglia dopo 13 anni?! mah…)

– “Lasci perdere queste sciocchezze! La soluzione sono le iniezioni di ozono. Vedrà che risolvono”. (siamo a 3 e non c’è neppure una lieve diminuzione del dolore. Ma pare che occorra farne di più. Speriamo… )

– La Radiofrequenza!

– La Magnetoterapia!

– Questo rarissimo preparato omepatico!

– Vitamine per il nervo!

– Il Magnesio!

– L’olio di pesce!

–          …

A questo punto, io da profano contadino ignorante quale sono, che assisto impotente e col cuore spezzato  a tutta questa sofferenza misteriosa e apparentemente invincibile, sono arrivato alle seguenti, personalissime, parziali, squilibrate, soggettive, opinabili, temporanee… e quasi certamente errate deduzioni:

– La medicina (almeno per come l’ho conosciuta attraverso i soggetti citati) non è una scienza. Ma una tecnica empirica.

– I medici (o almeno, questi medici) – come nell’antica Cina – andrebbero pagati solo ad esito raggiunto

– Ai medici (o almeno, a questi medici) dovrebbe essere insegnata l’umiltà (o meglio l’onestà)  di dire: “non lo so, non so che pesci pigliare, non ne ho idea, il mio è solo un tentativo, non sono sicuro, ho sbagliato, non ce l’ho fatta, mi arrendo”. E invece non fanno altro che parlare male dei colleghi e vantarsi dei propri successi.

– Last but not least, abbiamo (quasi) finito i soldi. Sì, perché tutto questo giochetto non solo non è gratis ma è anche parecchio caro.

A questo punto, la soluzione è una sola: riedifichiamo i templi dedicati ad Asclepio e a Serapide (no, non sto scherzando) e supplichiamoli di ritornare su questo miserabile pianeta per illuminare le cervici (e i cuori) di questi cerusici e cavadenti.

PS: c’è mica un medico in sala? Anzi, come diceva il mugnaio di Potsdam, “Ci sarà pure un medico a Berlino!”

 

Lui

Libero e Il Giornale sono la mia riserva di caccia.

Facile come fare birdwatching allo zoo: scegli un pezzo succulento, uno di quelli che eccitano il buon senso retr comune del destrorso medio e ti metti ad attendere i commenti, che – veloci come neutrini – arrivano puntuali e copiosi.

Effetti collaterali: a questo punto, se sei un principiante sprovveduto, e magari appartieni alla sottocategoria del (non) votante di sinistra idealista e passionale, devi stare molto attento a non cadere vittima dello scoramento multiplo e aggravato.
La lettura dei pensieri (?) di tanti tuoi simili (?) il cui voto stolido e granitico ha l’esatto identico valore del tuo, sofferto e meditato, potrebbe gettarti nello sconforto più tetro e disperato e nel pessimismo cosmico senza ritorno.

Io ne sono uscito trasformando questa perversa e masochistica passione (sono buoni tutti a leggere i commenti dei siti amici e a rincuorarci tra noi, NO! è il nemico che bisogna conoscere, capire e studiare) in curiosità scientifica e nella disamina sistematica del destro inveterato.

Nove su dieci è del nord (ma quasi mai di Milano; è un provinciale). Non è ricco ma neppure povero come può esserlo un operaio in Italia oggi. È cattivo, spietato, o meglio, totalmente privo di ogni umana solidarità, empatia, sensibilità.
È un materialista puro: un Mastro Don Gesualdo in salsa lombardo-veneta.

Ma quello che ai miei occhi lo rende assolutamente ipnotico e affascinante (in modo perverso come solo l’orrore può esserlo) è la sua assoluta mancanza di dubbi.
L’uomo (la donna) di destra ha solo certezze, che per lo più sono certezze-contro.

Contro i neGri, gli zingari, i cinesi (gli stranieri), i comunisti (ma ci sono ancora?), i meridionali, contro i Traditori (categoria elastica: Fini, Casini, … Bossi? eheheheheh), e – di recente – gli Stranieri (la Francia, la Germania, l’Europa – l’Italia, come si sa, appartiene a Lemuria), contro l’Euro (si propone il ritorno al tallero, allo scudo, ma anche alle conchiglie e ai panetti di sale), contro la tecnologia, l’America, i Progressisti in generale, contro i Giudici, contro i Giornali (minuscolo), contro tutto ciò che nuovo-strano-diverso, ecc…

Politica estera? Chiusura delle Frontiere e Autarchia.
Politica interna? Pugno di Ferro.
Programma politico? Quello che Papi fa è ben fatto.
Informazione? Quello che dicono Papi e i suoi servi è la Verità.
Gli intellettuali? Tutti froci. A lavorare!
Gli Artisti? (copia&incolla)
I giovani? (vedi sopra)
Gli ambientalisti? (idem)
Svago? Televisione (Mediaset di rigore, al massimo Mediaset Premium)
Sport? Darling, siamo in Italia, calcio tutta la vita.
La pena di morte? Certo che sì (anche per i ladri di galline, così si svuotano I carceri)
Il nucleare? Certo (NIMBY obviously, ma sì).

Un bel mondo 1958 tagliato con l’accetta.

Bello, preciso, rassicurante, facile da capire.

Sono vecchi, stup non troppo intelligenti, arrabbiati, spaventati, mediocri, invidiosi, infelici. Soprattutto infelici.

Come con i potenziali terroristi arabi, con loro non sarà mai utile a lungo termine la repressione, bisogna convertirli alla felicità, piano piano, educarli al bello, rassicurarli come animali selvatici non cattivi ma spaventati.

E fare in modo che pian piano smettano di riprodursi.

Del resto, chi rimpiange il Dodo?

P.S.: ma poi, rileggendo, ho descritto il Destro, oppure – sigh- l’Italiano Medio?

e dacci oggi

O Immenso e Onnipotente Nume Tutelare dell’Italo Suolo e delle Itale Genti,

Tu, che con alterne fortune vegli su di noi dall’epoca di Enea a quella di Silvio, passando per Roma antica, per la tuttora invitta peste vaticana e per Firenze della Rinascenza, ascolta la mia supplica.

Distruggi e cancella per sempre dalla nostra vista e dal nostro ricordo (lascio a Te, o Divino e alla Tua Ineffabile Creatività, la scelta del modo) il PdL e le costellazioni che intorno ad esso ruotano (veline, strisce, gerriscotti, televisionari, burocrati e miracolati vari inclusi), il Giornale, Libero, GiulianoFerrara, Sallusti, Feltri, la Santanchè, le carfagne, le gelmine, le orfanelle, Cicchitto, La Russa …. (ad libitum) … la TrogloLega e tutto il circo di questo ultimo ventennio da cancellare, Vendola, Rizzo, Rifondazione e i sedicenti comunisti ormai incapaci di riconoscere il Vero Bene Comune, Di Pietro & co. , Grillo e gli ex sfigati adolescenti che adesso fanno gli arrabbiati cronici, i complottisti de noantri che vedono fantasmi e teschi ad ogni angolo di via, gli invidiosi (che titolano “I Secchioni” parlando del primo governo realmente competente che l’Italia abbia mai avuto a mia memoria), gli imbecilli (che titolano “I Nuovi Padroni” nella speranza di mobilitare i loro lettori contro i presunti usurpatori e non si accorgono così di suggerire una fantastica domandina: Chi sono i vecchi?), i pessimisti cronici con la speranza atrofizzata e la lamentela automatica, gli imbecilli populisti che invocano le elezioni (dimenticando che Berlusconi e i suoi – ci piaccia o no – sono stati eletti senza brogli e sostenuti in tutti questi anni dagli elettori) e tutti  i potenziali rompipalle in grado di ostacolare l’azione del nuovo governo. BASTA! BASTA PER SEMPRE CON QUESTA MERDA E CON LE PUTTANE DI REGIME CHE CE LI PROPONGONO FINO ALLA NAUSEA IN TELEVISIONE! UN SILENZIO PURIFICATORE! LIBERACI PER SEMPRE DALLE LORO VOCI ODIOSE E DALLE LORO FACCE PUTRIDE!

A nome di tutti quelli che conoscono le condizioni di vita e di lavoro dei paesi europei civili e moderni (Spagna inclusa), Io ti prego umilmente, fa’ che l’Italia diventi un protettorato europeo, fa’ che i politici di professione scompaiano fino a che non ricordino che il loro ruolo reale è quello di servire i cittadini, fa’ che la nostra amata Italia abbia governi tecnici per i prossimi dieci anni almeno e che i professionisti, formatisi al di fuori delle clientele e delle baronie rette sul nepotismo e sui favoritismi dal dopoguerra ad oggi, ne reggano le sorti e la portino ad essere finalmente un paese moderno di cui andare fieri!

In culo a tutti i malati di irrazionale orgoglio nazionale che si sentono rodere il culo per le risatine franco-tedesche!

È come se un ammalato di cancro si incazzasse col medico che gli comunica la diagnosi. “Io rivendico la mia dignità di essere sano!”. Ma vaffanculo, coglione! Crepa!

Questo paese ha una malattia antica. Così antica che Mazzini e Garibaldi ne rifiutarono dolorosamente la paternità.
“Tutt’altra Italia io sognavo nella mia vita, non questa, miserabile all’interno e umiliata all’estero” (G.G.)

La cura dev’essere drastica, inflessibile, prolungata.

Non è questo il miglior governo in assoluto, ma è il migliore in cui potessimo sperare in questo momento.
È una grazia dal cielo.
Considerando che l’alternativa avrebbero potuto essere un governo Letta (…) o le elezioni.
È doloroso ma inevitabile ammettere che in Italia la maggioranza degli elettori non è politicamente e socialmente evoluta e NON MERITA IL DIRITTO DI VOTO.
Io non credo nella democrazia se il popolo non è maturo (e 17 anni di berlusconismo mi danno ragione e dimostrano che quello italiano non lo è).
Se fossimo andati al voto, il risultato sarebbe stato un immobilismo da anni ’80, con ogni puttanella di partito a rivendicare il suo quartino di potere. Conseguenze per noi? Merda a secchiate.

Io sono grato a Monti, a Napolitano e ad un esecutivo composto da persone (sulla carta, ma – fino a prova contraria – non ho motivi di dubitarne) competenti ed esperte.

Affido la nostra povera, ferita, amatissima Italia nelle tue mani, o Potente Nume e spero che dopo questa lunga e penosa malattia ci risveglieremo tutti più adulti, reponsabili, Migliori.

AMEN

   

letture consigliate:

http://www.salvatorebrizzi.com/2011/11/la-megliocrazia.html

http://cronologia.leonardo.it/gariba2/gar57.htm

Caprera, 24 Settembre 1880. Ai miei elettori del 1° collegio di Roma. E’ con dolore che io devo riunciare a rappresentarvi nel Parlameuto. Con l’anima sarò con voi fino alla morte. Oggi però – non posso più essere tra i legislatori – in un paese ove la libertà é calpestata, e la legge non serve nella sua applicazione che a garantire la libertà ai gesuiti e ai nemici dell’unità d’Italia – per la quale sono seminate le ossa dei migliori dei suoi figli, su tutti i campi di battaglia – in sessant’anni di lotta. Tutt’altra Italia io sognava nella mia vita, non questa, miserabile all’ interno ed umiliata all’estero – ed in preda alla parte peggiore della nazione. E non vorrei che il mio silenzio s’interpretasse come un’affermazione dell’ inqualificabile contegno degli uomini che governano il nostro paese. Al suffragio universale – e non ai voti di pochi privilegiati – si addice il compito di mandare a rappresentarla uomini che possano e vogliano fare la grandezza e la prosperità della grande patria italiana. Deputato o no – sarò sempre per la vita, vostro GIUSEPPE GARIBALDI.

 

Alba grigiolina, radio mattutina, pubblicità, voce maschia, ima:

Tutti hanno una storia da raccontare.”

Già.

Ma

perché proprio A ME ?

Lei

 

 

non sopporto chi parla male e chi scrive male.

non sopporto quelli che dovrebbero saper scrivere e parlare bene e non lo fanno.

Giornalisti, scrittori, traduttori, speaker, presentatori…

LA settimana prossima, LA settimana scorsa. PORCODDIO. LA!

e non settimana scorsa e settimana prossima.
milanesidimerda che contaminate la lingua nazionale attraverso le vostre televisionidimerda. terronidimmerda col complesso d’inferiorità che vi fa accettare l’equazione milesi=fighi e vi impastate la bocca di questo finto italiano da asporto che per fare prima crea gerghidimmerda.

“a studio” , “su roma”…

VAFFANCULO!

quelli che “ciao, vado” e dopo 20 minuti sono ancora lì che cincischiano avanti e indietro indecisi sul da farsi o improvvsamente memori di mille urgenti impellenze dell’ultimo minuto di cui – chissà perchè – non si sono ricordati nelle tre ore precedenti.

già siamo obbligati a condividere lo stesso spazio, io, tu, il tuo alito da fumatore di merda, la tua igiene approsimativa, le tue chiacchiare insopportabili, il rumore disgustoso che produci mangiandoti le unghie e quel perenne gorgoglio mucoso da annegato che ti esce dalla gola ogni volta che parli (curati o muori!), adesso che hai deciso di farmi la grazia di sottrarmi la tua presenza, cazzo, fallo!

tutto quello che non sopporto ha un nome.
non sopporto i vecchi. la loro bava. le loro lamentele.
la loro inutilità.
peggio ancora quando cercano di rendersi utili. la loro dipendenza.
i loro rumori. numerosi e ripetitivi. la loro aneddotica esasperata.
la centralità dei loro racconti. il loro disprezzo verso le generazioni successive.
ma non sopporto neanche le generazioni successive.
non sopporto i vecchi quando sbraitano e pretendono il posto a sedere in autobus.
non sopporto i giovani. la loro arroganza. la loro ostentazione di forza e gioventù.
la prosopopea dell’invincibilità eroica dei giovani è patetica.
non sopporto i giovani impertitenti che non cedono il posto ai vecchi in autobus.
non sopporto i teppisti. le loro risate improvvise, scosciate ed inutili.
il loro disprezzo verso il prossimo diverso. ancor più insopportabili i giovani buoni, responsabili e generosi. tutto volontariato e preghiera. tanta educazione e tanta morte. nei loro cuori e nelle loro teste.
non sopporto i bambini capricciosi e autoreferenziali e i loro genitori ossessivi e referenziali solo verso i bambini.
non sopporto i bambini che urlano e che piangono. e quelli silenziosi mi inquietano, dunque non li sopporto. non sopporto i lavoratori e i disoccupati e l’ostentazione melliflua e spregiudicata della loro sfortuna divina.
che divina non è. solo mancanza di impegno.
ma come sopportare quelli tutti dediti alla lotta, alla rivendicazione, al comizio facile e al sudore diffuso sotto l’ascella? impossibile sopportarli.
non sopporto i manager. e non c’è bisogno nemmeno di spiegare il perché. non sopporto i piccolo borghesi, chiusi a guscio nel loro mondo stronzo. alla guida della loro vita, la paura. la paura di tutto ciò che non rientra in quel piccolo guscio. e quindi snob, senza conoscere neanche il significato della parola.
non sopporto i fidanzati, poiché ingombrano.
non sopporto le fidanzate, poiché intervengono.
non sopporto quelli di ampie vedute, tolleranti e spregiudicati.
sempre corretti. sempre perfetti. sempre ineccepibili.
tutto consentito, tranne l’omicidio.
li critichi e loro ti ringraziano della critica. li disprezzi e loro ti ringraziano bonariamente. insomma, mettono in difficoltà.
poiché boicottano la cattiveria.
quindi, sono insopportabili.
ti chiedono: “come stai?” e vogliono saperlo veramente. uno choc. ma sotto l’interesse disinteressato, da qualche parte covano coltellate.
ma non sopporto neanche quelli che non ti mettono mai in difficoltà. sempre ubbidienti e rassicuranti. fedeli e ruffiani.
non sopporto i giocatori di biliardo, i soprannomi, gli indecisi, i non fumatori, lo smog e l’aria buona, i rappresentanti di commercio, la pizza al taglio, i convenevoli, i cornetti con la cioccolata, i falò, gli agenti di cambio, i parati a fiori, il commercio equo e solidale, il disordine, gli ambientalisti, il senso civico, i gatti, i topi, le bevande analcoliche, le citofonate inspettate, le telefonate lunghe, coloro che dicono che un bicchiere di vino al giorno fa bene, coloro che fingono di dimenticare il tuo nome, coloro che per difendersi dicono di essere dei professionisti, i compagni di scuola che dopo trent’anni ti incontrano e ti chiamano per cognome, gli anziani che non perdono mai occasione per ricordarti che loro hanno fatto la Resistenza, i figli sprovvisti che non hanno nulla da fare e decidono di aprire una galleria d’arte, gli ex comunisti che perdono la testa per la musica brasiliana, gli svampiti che dicono “intrigante”, i modaioli che dicono “figata” e derivati, gli sdolcinati che dicono bellino, carino, stupendo, gli ecumenici che chiamano tutti “amore”, certe bellezze che dicono “ti adoro”, i fortunati che suonano ad orecchio, i finti disattenti che quando parli non ascoltano, i superiori che giudicano, le femministe, i pendolari, i dolcificanti, gli stilisti, i registi, le autoradio, i ballerini, i politici, gli scarponi da sci, gli adolescenti, i sottosegretari, le rime, i cantanti rock attempati coi jeans attillati, gli scrittori boriosi e i seriosi, i parenti, i fiori, i biondi, gli inchini, le mensole, gli intellettuali, gli artisti di strada, le meduse, i maghi, i vip, gli stupratori, i pedofili, tutti i circensi, gli operatori culturali, gli assistenti sociali, i divertimenti, gli amanti degli animali, le cravatte, le risate finte, i provinciali, gli aliscafi, i collezionisti tutti, un gradino più in su quello di orologi, tutti gli hobby, i medici, i pazienti, il jazz, la pubblicità, i costruttori, le mamme, gli spettatori di basket, tutti gli attori e tutte le attrici, la video arte, i luna park, gli sperimentalisti di tutti i tipi, le zuppe, la pittura contemporanea, gli artigiani anziani nella loro bottega, i chitarristi dilettanti, le statue nelle piazze, il baciamano, le beauty farm, i filosofi di bell’aspetto, le piscine con troppo cloro, le alghe, i ladri, le anoressiche, le vacanze, le lettere d’amore, i preti e i chierichetti, le supposte, la musica etnica, i finti rivoluzionari, le telline, i panda, l’acne, i percussionisti, le docce con le tende, le voglie, i calli, i soprammobili, i nei, i vegetariani, i vedutisti, i cosmetici, i cantanti lirici, i parigini, i pullover a collo alto, la musica al ristorante, le feste, i meeting, le case col panorama, gli inglesismi, i neologismi, i figli di papà, i figli d’arte, i figli dei ricchi, i figli degli altri, i musei, i sindaci dei comuni, tutti gli assessori, i manifestanti, la poesia, i salumieri, i gioiellieri, gli antifurti, le catenine d’oro giallo, i leader, i gregari, le prostitute, le persone troppo basse o troppo alte, i funerali, i peli, i telefonini, la burocrazia, le installazioni, le automobili di tutte le cilindrate, i portachiavi, i cantautori, i giapponesi, i dirigenti, i razzisti e i tolleranti, i ciechi, la fòrmica, il rame, l’ottone, il bambù, i cuochi in televisione, la folla, le creme abbronzanti, le lobby, gli slang, le macchie, le mantenute, le cornucopie, i balbuzienti, i giovani vecchi e i vecchi giovani, gli snob, i radical chic, la chirurgia estetica, le tangenziali, le piante, i mocassini, i settari, i presentatori televisivi, i nobili, i fili che si attorcigliano, le vallette, i comici, i giocatori di golf, la fantascienza, i veterinari, le modelle, i rifugiati politici, gli ottusi, le spiagge bianchissime, le religioni improvvisate e i loro seguaci, le mattonelle di seconda scelta, i testardi, i critici di professione, le coppie lui giovane lei matura e viceversa, i maturi, tutte le persone col cappello, tutte le persone con gli occhiali da sole, le lampade abbronzanti, gli incendi, i braccialetti, i raccomandati, i militari, i tennisti scapestrati, i faziosi e i tifosi, i profumi da tabaccaio, i matrimoni, le barzellette, la prima comunione, i massoni, la messa, coloro che fischiano, coloro che cantano all’improvviso, i rutti, gli eroinomani, i Lions club, i cocainomani, i Rotary club, il turismo sessuale, il turismo, coloro che detestano il turismo e dicono che loro sono “viaggiatori”, coloro che parlano “per esperienza”, coloro che non hanno esperienza e vogliono parlare lo stesso, chi sa stare al mondo, le maestre elementari, i malati di riunioni, i malati in generale, gli infermieri con gli zoccoli, ma perché devono portare gli zoccoli?
non sopporto i timidi, i logorroici, i finti misteriosi, i goffi, gli svampiti, gli estrosi, i vezzosi, i pazzi, i geni, gli eroi, i sicuri di sé, i silenziosi, i valorosi, i meditabondi, i presuntuosi, i maleducati, i coscienziosi, gli imprevedibili, i comprensivi, gli attenti, gli umili, gli esperti, gli appassionati, gli ampollosi, gli eterni sorpresi, gli equi, gli inconcludenti, gli ermetici, i battutisti, i cinici, i paurosi, i tracagnotti, i litigiosi, i superbi, i flemmatici, i millantatori, i preziosi, i vigorosi, i tragici, gli svogliati, gli insicuri, i dubbiosi, i disincantati, i meravigliati, i vincenti, gli avari, i dimessi, i trascurati, gli sdolcinati, i lamentosi, i lagnosi, i capricciosi, i viziati, i rumorosi, gli untuosi, i bruschi, e tutti quelli che socializzano con relativa facilità.
non sopporto la nostalgia, la normalità, la cattiveria, l’iperattività, la bulimia, la gentilezza, la malinconia, la mestizia, l’intelligenza e la stupidità, la tracotanza, la rassegnazione, la vergogna, l’arroganza, la simpatia, il doppiogiochismo, il menefreghismo, l’abuso di potere, l’inettitudine, la sportività, la bontà d’animo, la religiosità, l’ostentazione, la curiosità e l’indifferenza, la messa in scena, la realtà, la colpa, il minimalismo, la sobrietà e l’eccesso, la genericità, la falsità, la responsabilità, la spensieratezza, l’eccitazione, la saggezza, la determinazione, l’autocompiacimento, l’irresponsabilità, la correttezza, l’aridità, la serietà e la frivolezza, la pomposità, la necessarietà, la miseria umana, la compassione, la tetraggine, la prevedibilità, l’incoscienza, la capziosità, la rapidità, l’oscurità, la negligenza, la lentezza, la medietà, la velocità, l’ineluttabilità, l’esibizionismo, l’entusiasmo, la sciatteria, la virtuosità, il dilettantismo, il professionismo, il decisionismo, l’automobilismo, l’autonomia, la dipendenza, l’eleganza e la felicità.
non sopporto niente e nessuno.
neanche me stesso. soprattutto me stesso.
solo una cosa sopporto.
la sfumatura.
 
(Paolo Sorrentino, Hanno Tutti Ragione)

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