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Oggi parliamo di Amleto De Silva.

No, che è sto plurale?

Io ne parlo. E sai perché? Perché io sono innamorato di Amleto De Silva.

A questo punto lui direbbe “Ricchione”, anzi “Ricchiòòòòòòò!”. Con tante o con l’accento.

E già, perché Amleto De Silva, se ne frega volutamente del ‘politicamente corretto’ e dell’attuale incubo collettivo: il terrore di offendere qualcuno.

Perché secondo lui, se ti offendi sei permaloso, e sei permaloso sei scemo. Anzi ‘sciemo’. (su questa storia dei ‘sciemi’ ci ritorneremo).

Per esempio, Amleto parla spesso male delle donne, pardon, delle “femmine”, che sono “cretine” e scrivono (ma soprattutto leggono) libri brutti; e malissimo di quelli “de sinistra”.

Eppure le sue lettrici, le sue estimatrici, le sue amiche non si offendono. Anzi, ridono con lui e gli danno ragione.

Perché sanno perfettamente di non essere quelle “femmine cretine” di cui parla e scrive lui.

Così come è adorato da tante “professoresse facenti funzione di vicepreside che votano PD” altra categoria ampiamente sbertucciata dal nostro. GIUSTAMENTE.

Perchè non sono mai le singole persone che Amleto colpisce, ma le categorie, i cliché.

Ed è altrettanto ovvio che non abbia alcun bisogno del patetico e untuoso espediente “ho tanti amici gay” da anteporre al suo irresistibile “Ricchiòòòò” che inevitabilmente falcia qualsiasi maschio che gli faccia un complimento pubblico o privato.

Anzi, insinuare dubbi sull’eterossessualità dei suoi amici (più gli sei amico e peggio ti tratta, apparentemente) è pratica comune sulla sua bacheca facebook.

E se ti offendi, è un problema tuo, anzi, se te ne vai, è meglio. Perchè vuol dire che non hai capito niente.

“Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato” sembra essere il suo motto.

E anche su questo ci torneremo.

Io non mi ricordo come sono inciampato in Amleto De Silva, tramite internet quasi certamente, ma ricordo perfettamente che la mia prima reazione è stata “ma chi è questo qua?”.

Perchè Amleto De Silva non può non colpirti; non può lasciarti indifferente, perché è raro ed è unico. Non è uno di quegli scrittori o intellettuali stereotipati, quelli che parlano da scrittori, si vestono da scrittori, dicono cose da scrittori, insomma quelli che ‘si vede’ che sono scrittori anche quando non scrivono, anche quando prendono un caffè al bar (e questa glie l’ho rubata pari pari).

Una delle cose che mi hanno colpito di AdS è stato il fatto che lui bestemmia: no, non le figure principali del Pantheon cristiano, ma di quello – ben più intoccabile – della Sinistra.

Nun c’è bisogn’ a’ zincara, per capire che Amleto è ed è sempre stato – ovviamente – di sinistra, eppure è uno spettacolo guardarlo mentre demolisce con sistematica e metodica religiosità, tutti i miti “de sinistra” (sì, c’è differenza), quelli che ti devono piacere per forza, quelli rispetto ai quali, noi “de sinistra” abbiamo spesso abdicato al nostro senso critico.

Segue elenco parziale: la Littizzetto, Crozza, Gramellini, la Gamberale, Serra, Eco, la Mannoia, Zerocalcare, Saviano, Baricco, e persino Eduardo De Filippo.

Amleto ‘Nietzsche chi?’ De Silva non teme gli Dei e ne distrugge i piedistalli. Incurante dei fischi degli integralisti fedeli praticanti della religione “de sinistra” che si vedono toccati i propri idoli con conseguente risentimento delle varie personali proiezioni di identità, identificazione e appartenenza.

Invece, Amleto, come Nennillo, difende il suo diritto di dire: “non mi piace”.

Anche se piace a tutti, anche se mi deve piacere per forza, anche se poi non mi vorrete più bene, anche se mi costerà, io lo dico e lo ribadisco: “non mi piace”. Che poi, è il suo personale “no, grazie”.

Ma uno che si chiama Amleto, può fare qualcosa di diverso che onorare il proprio nome ed essere pietra di scandalo permanente in una Elsinore che ha superato da un pezzo la marcescenza e versa nelle ultime fasi della sua decomposizione, simulando una salute e una vitalità perse da decenni e acchittando scheletri e cadaveri in abito di gran gala per questa orrenda Danse Macabre del terzo millennio?

Che Amleto sia onesto, l’ho già scritto. https://ilpezzodimerda.wordpress.com/2014/04/16/352/

Che sia generoso, non ancora.

Dopo aver letto “La Nobile Arte di misurarsi la palla”, sono andato ad una sua presentazione di “Stronzology”.

E lì, con la naturalezza di chi non ci trova niente di strano, ha tirato via ‘alla boia d’un giuda’ sul suo libro e – come il pianista di ‘Novecento’ sedotto dal suo avversario, le cui note bellissime gli risuonano ancora in testa e nelle dita – non ha fatto altro che parlare di un altro libro (peraltro bellissimo, del suo amico Francesco Palmieri, “Il libro napoletano dei morti”).

E tu rimani lì a pensare: “ma tu guarda questo”. Perché ormai sei così abituato alle puttane famose con la copertina del loro ultimo libro o cd, nella posa della signora della Star con la scatoletta del dado da brodo vicino alla guancia e col sorriso da reclàme, che ti sembra strano uno scrittore che quasi si vergogna a farsi lo spot da solo e usa le due ore a disposizione per spiegarti che se non leggi quel libro là sei un fesso perché ti perdi una cosa bella.

E invece.

Amleto De Silva è anche un filosofo. Lui guarda e vede le cose come sono. Perché noi invece siamo imbrogliati dai tanti schermi che ci hanno messo in mezzo in tutti questi anni. Schermi tra gli occhi e le cose. Altri schermi tra gli occhi e il cervello. Lui no. Forse non ce li aveva, o forse li ha rotti uno per uno, non lo so.

Fatto sta, che dopo che ti fa vedere qualcosa con i suoi occhi, non sarai mai più capace di vederli come prima.

Per dire, a me – prima – Gramellini piaceva. Oggi mi irrita.

Sarà che sono volubile e influenzabile.

Può pure essere, eh.

Però oggi ho il mio personale Amleto De Silva, che come un evanescente Obi Wan Kenobi, mi appare in ologramma al momento giusto, quando mi chiedo: che direbbe Amleto? (di questo libro, film, pezzo musicale, ecc…)

Questo è il punto: che si condividano o meno i suoi gusti, quello che Amleto ti insegna è ad essere onesto, a pensare in modo pulito e soprattutto individuale, rigettando ogni applauso di gruppo.

Che poi, a portarlo alle estreme conseguenze, è lo stesso meccanismo che fa alzare tutti insieme il braccio destro con la mano stesa.

Poteva uno così non fare coppia fissa con Hercule Savinien de Cyrano de Bergerac?

Era fatale.

E infatti.

Amleto De Silva ed Edoardo Inglese (leggi qua) da qualche tempo, stanno girando l’Italia con uno spettacolo che sarebbe davvero un peccato perdersi: “Amleto fa Cirano con l’Inglese” (ma comm’ fa?)

No, mi dispiace, non ci riesco a raccontarlo.

Esistono recensioni e articoli in rete (Google è nostro amico), ma guardarla è un’altra cosa.

È un’altra storia.

È la storia di Cirano, certo, ma guardata con quei famosi occhi che vi dicevo prima, gli occhi di Amleto.

Gli stessi occhi che si commuovono fino alle lacrime quando racconta di Cirano, e di Mario Giobbe e del suo ciuffo, e…

No. Basta.

Per ora può bastare.

Voi intanto leggete Amleto. (se non vi fidate di me, chiedete a Google ed Amazon: “Stronzology”, “La nobile arte di misurarsi la palla”, “Degenerati”, “Amleto fa Cirano con l’Inglese”)

E leggetelo pure gratis:

 

 

 

  • Qua: https://youtu.be/ImQUQi8uBHM (una delle cose più divertenti della mia vita. Ma io ho il senso dell’umorismo di un bambino piccolo e mediamente stupido. Fate voi)

 

PS: Prossimamente, se mi viene il genio, per quell’uno che passa di qua di tanto in tanto, parlerò di “Stronzology” e di “Degenerati”. Voi, però, intanto, fidatevi e comprateveli.

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Se nella vostra letterina a Babbo Natale avete chiesto

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fareste prima (e meglio) a sentire questo:

Il PdM-Lei

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Stephen King dice che ogni lettore conosce il “devo“.

« […] il devo. Paul conosceva tutti i sintomi.
Quando aveva dichiarato che moriva dalla voglia di sapere che cosa sarebbe successo dopo, non stava scherzando.
[…]
… il devo, vivo e famelico.
Devo, come in: “Io credo che resterò su ancora qualche minuto, tesoro, devo vedere come finisce questo capitolo”. Anche se per tutto il giorno, sul lavoro, l’uomo che pronuncia questa frase non ha fatto altro che pensare a una bella scopata e sa che con tutta probabilità sua moglie starà già dormendo quando finalmente la raggiungerà in camera da letto.
Devo, come in: “Sì, so che dovrei essere già di là a preparare la cena e mi pianterà una grana se saranno surgelati anche questa sera, ma devo vedere come finisce”.
Devo sapere se sopravviverà.
Devo sapere se prenderà quel porco che ha ammazzato suo padre.
Devo sapere se scopre che la sua migliore amica si scopa suo marito.
Devo.
Brutto come un lavoretto di mano in un baretto pidocchioso, bello come una scopata con la squillo più abile del mondo. Oh ragazzi che brutto e oh ragazzi che bello e oh ragazzi alla fine non conta più niente quant’è volgare o quant’è crudo perché alla fine è come cantano i Jackson in quel disco: non fermarti finché non ne hai abbastanza.»

Ecco, il libro di Amleto De Silva è maledetto perchè questo devo ce l’ha …

Ma pure io ce l’ho, che vi credete?
Anzi, ce l’avevo.
No, veramente io avevo il “dovevo”.
Io dovevo (sì, lo so, avrei dovuto, ma se lui può scrivere qual’è, io mi permetto questo sfizio di comodità) fare un sacco di cose.
Innanzitutto, venerdì notte avrei dovuto addormentarmi non troppo tardi considerando gli impegni di sabato.
E invece…
Dài, leggo solo come inizia e poi lo chiudo.

Madonna, sto crollando dal sonno, ma che ore sono?!
Le tre, vaffammoc’ Amle’ e buonanotte pure a te.

Sabato mi aspettavano famelici e impazienti tutti i soliti servizi arretrati del fine settimana: la spesa, le pulizie, la corrispondenza, i lavoretti al computer.
E invece…
Tutto in culo.
Sempre per colpa sua e di quel maledetto “devo”.

Ma l’ho finito e adesso provo a convincervi della sciocchezza che fareste se ve lo faceste scappare.

Nella quarta di copertina, leggerete che questo libro parla di scrittura, di scrittori e di editoria.
Cazzate.
Amleto De Silva scrive di scrittura, di scrittori e di editoria, esattamente come Stephen King scrive di horror.

Amleto De Silva scrive (benissimo, mannaggia a lui) di te e di me, scrive di esseri umani e delle loro (nostre) miserie. Scrive di persone, di anime, di pensieri, di desideri.
E ti fa vergognare, più di una volta.
Almeno, a me è successo (più di una volta).
Ti fa vergognare perché ne scrive bene e perché coglie nel segno. E il segno te lo porti a spasso tu, sulla schiena, o sulla pancia. Come un bersaglio. O come uno specchio.
È (anche) uno specchio questo libro, ma non uno di quelli da ascensore dove decidi tu che parte mostrare (e – all’occorrenza – aggiustare), questo è uno specchio magico, come quello della regina Grimilde o quello di Albus Silente (scusa, Amlo, Dumbledore) che, come una specie di ritratto di Dorian Gray, ti mostra parti di te che avresti preferito ignorare.

La Scuola di scrittura non è confinata all’isolato dell’edificio che la ospita, ma è grande quanto l’Italia e dentro ci siamo tutti, Alunni, Insegnanti e personale non docente.

Mi sono fatto una mia idea sul perché Amlo riesca così bene a raccontarci questa storia.
Dev’essere perché lui è onesto.
Lui è uno che nella Nobile Arte del titolo si è cimentato parecchio, fino a diventarne un maestro.
Perché solo uno che il regolo, il calibro, il… (con che si misura la palla, Amle’?) lo ha usato onestamente su se stesso per anni, può applicarlo con apparente leggerezza sul mondo che lo circonda.

Poi, oh, se non credete a me, leggete qua. E cercatevi le altre recensioni.

 

Per finire, gli rubo (quasi) le parole dell’explicit: “Leggete cose belle”.
Leggete “La nobile Arte di misurarsi la palla” di Amleto De Silva – Roundmidnight Edizioni.

Ah, e già che ci siete, leggete anche “Statti attento da me“.
Lasciando da parte il fatto che mi sia piaciuto assai, io lo dico per voi, che tanto Amazon vi scasserà le palle col martelletto di Tim Robbins nelle Ali della Libertà fino a che non lo avrete comprato (a botte di “forse potrà interessarti anche…”).

Ah, nel caso ve lo steste chiedendo, la Roundmidnight non mi dà una percentuale sulla vendite.
E – no – Amleto De Silva non è (purtroppo) amico mio.

Lui

 

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