tace18

Le parole sono stanche.
Le parole sono vecchie.

Suonano vuote. Sempre uguali. E finte.
Non ve ne accorgete?
Non ne siete stanchi?

Vecchie prostitute non più belle, che sostituiscono belletti pacchiani alla perduta avvenenza.
Esibendosi su logori palcoscenici, per un pubblico di bocca buona a cui ammanniscono

logore idee riciclate,
luoghi comuni,
buoni sentimenti furbescamente strappalacrime,
indignazioni per faciloni, pigri e analfabeti funzionali,
citazioni stagionali, commemorazioni seriali, compulsive e ciclostilate,
romanticherie barocche da cioccolatini.
Tutto per l’elemosina circolare e reciproca di un applauso di pollici su.

Chiasso. Solo chiasso assordante che si aggiunge ad altro chiasso.

Parole puttane per vecchi impotenti.
* * *
Una volta, la Parola era viva.
Risuonava potente e luminosa nel silenzio che ascoltava.
Era rara e autentica, la Parola.
Nasceva nel silenzio e nella solitudine.
Nasceva dal Dolore, dalla Forza, dalla Lotta, dalla Schiavitù, dal Sogno, dalla Libertà, dal Desiderio, dall’Amore.
Si aggirava nel mondo come un Profeta.

Erano rari i Poeti e i Sacerdoti della Parola.
Era Alata, la Parola. E inebriante.
Era Porta.
Era Scala.

* * *

Oggi, i gusci vuoti delle parole defunte, miseri echi distorti ed evanescenti imitazioni, strisciano – per colpa di scribacchini improvvisati e vanitosi – tra le orme, che le Antiche Parole Vive, hanno lasciato.

* * *

Se non siete capaci di Evocare la Parola Viva, e di farla danzare al ritmo di musiche nuove,

per pietà e decenza, tacete.

Fateci almeno l’elemosina del vostro Silenzio.

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