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Stephen King dice che ogni lettore conosce il “devo“.

« […] il devo. Paul conosceva tutti i sintomi.
Quando aveva dichiarato che moriva dalla voglia di sapere che cosa sarebbe successo dopo, non stava scherzando.
[…]
… il devo, vivo e famelico.
Devo, come in: “Io credo che resterò su ancora qualche minuto, tesoro, devo vedere come finisce questo capitolo”. Anche se per tutto il giorno, sul lavoro, l’uomo che pronuncia questa frase non ha fatto altro che pensare a una bella scopata e sa che con tutta probabilità sua moglie starà già dormendo quando finalmente la raggiungerà in camera da letto.
Devo, come in: “Sì, so che dovrei essere già di là a preparare la cena e mi pianterà una grana se saranno surgelati anche questa sera, ma devo vedere come finisce”.
Devo sapere se sopravviverà.
Devo sapere se prenderà quel porco che ha ammazzato suo padre.
Devo sapere se scopre che la sua migliore amica si scopa suo marito.
Devo.
Brutto come un lavoretto di mano in un baretto pidocchioso, bello come una scopata con la squillo più abile del mondo. Oh ragazzi che brutto e oh ragazzi che bello e oh ragazzi alla fine non conta più niente quant’è volgare o quant’è crudo perché alla fine è come cantano i Jackson in quel disco: non fermarti finché non ne hai abbastanza.»

Ecco, il libro di Amleto De Silva è maledetto perchè questo devo ce l’ha …

Ma pure io ce l’ho, che vi credete?
Anzi, ce l’avevo.
No, veramente io avevo il “dovevo”.
Io dovevo (sì, lo so, avrei dovuto, ma se lui può scrivere qual’è, io mi permetto questo sfizio di comodità) fare un sacco di cose.
Innanzitutto, venerdì notte avrei dovuto addormentarmi non troppo tardi considerando gli impegni di sabato.
E invece…
Dài, leggo solo come inizia e poi lo chiudo.

Madonna, sto crollando dal sonno, ma che ore sono?!
Le tre, vaffammoc’ Amle’ e buonanotte pure a te.

Sabato mi aspettavano famelici e impazienti tutti i soliti servizi arretrati del fine settimana: la spesa, le pulizie, la corrispondenza, i lavoretti al computer.
E invece…
Tutto in culo.
Sempre per colpa sua e di quel maledetto “devo”.

Ma l’ho finito e adesso provo a convincervi della sciocchezza che fareste se ve lo faceste scappare.

Nella quarta di copertina, leggerete che questo libro parla di scrittura, di scrittori e di editoria.
Cazzate.
Amleto De Silva scrive di scrittura, di scrittori e di editoria, esattamente come Stephen King scrive di horror.

Amleto De Silva scrive (benissimo, mannaggia a lui) di te e di me, scrive di esseri umani e delle loro (nostre) miserie. Scrive di persone, di anime, di pensieri, di desideri.
E ti fa vergognare, più di una volta.
Almeno, a me è successo (più di una volta).
Ti fa vergognare perché ne scrive bene e perché coglie nel segno. E il segno te lo porti a spasso tu, sulla schiena, o sulla pancia. Come un bersaglio. O come uno specchio.
È (anche) uno specchio questo libro, ma non uno di quelli da ascensore dove decidi tu che parte mostrare (e – all’occorrenza – aggiustare), questo è uno specchio magico, come quello della regina Grimilde o quello di Albus Silente (scusa, Amlo, Dumbledore) che, come una specie di ritratto di Dorian Gray, ti mostra parti di te che avresti preferito ignorare.

La Scuola di scrittura non è confinata all’isolato dell’edificio che la ospita, ma è grande quanto l’Italia e dentro ci siamo tutti, Alunni, Insegnanti e personale non docente.

Mi sono fatto una mia idea sul perché Amlo riesca così bene a raccontarci questa storia.
Dev’essere perché lui è onesto.
Lui è uno che nella Nobile Arte del titolo si è cimentato parecchio, fino a diventarne un maestro.
Perché solo uno che il regolo, il calibro, il… (con che si misura la palla, Amle’?) lo ha usato onestamente su se stesso per anni, può applicarlo con apparente leggerezza sul mondo che lo circonda.

Poi, oh, se non credete a me, leggete qua. E cercatevi le altre recensioni.

 

Per finire, gli rubo (quasi) le parole dell’explicit: “Leggete cose belle”.
Leggete “La nobile Arte di misurarsi la palla” di Amleto De Silva – Roundmidnight Edizioni.

Ah, e già che ci siete, leggete anche “Statti attento da me“.
Lasciando da parte il fatto che mi sia piaciuto assai, io lo dico per voi, che tanto Amazon vi scasserà le palle col martelletto di Tim Robbins nelle Ali della Libertà fino a che non lo avrete comprato (a botte di “forse potrà interessarti anche…”).

Ah, nel caso ve lo steste chiedendo, la Roundmidnight non mi dà una percentuale sulla vendite.
E – no – Amleto De Silva non è (purtroppo) amico mio.

Lui

 

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